Il lavoro nobilita la persona o la usura?

2 Marzo 2020

Scroll

adult-1867771_1920

Il lavoro nobilita la persona o la usura?

Secondo te, il lavoro nobilita la persona o la usura?

Il lavoro nobilita la persona o la usura? Alcune mie riflessioni sul mondo del lavoro.

E’ una domanda che mi sono posto molte volte…

Parlando con le persone, in particolari con i miei coetanei, ho avuto la percezione di rassegnazione.


Fare un lavoro per cui hai studiato è una fortuna!

Qualcuno una volta mi disse: “Lo ammetto Ricky, non ho avuto la fortuna di studiare come hai fatto te, però oggi fare il lavoro per cui hai studiato è una bella fortuna!”.

Fortuna? Tu dici…

Fare un lavoro in linea con le proprie attitudini, aspirazioni personali, e in linea con i tuoi studi dovrebbe essere un tuo sacro santo diritto.

Sono sempre cresciuto con la convinzione che lo studio potesse fornire una valida carriera, il cosiddetto “Ascensore Sociale”.

Avere la possibilità di progredire nel lavoro, grazie al tuo impegno e al tuo merito.

Io tutto questo però, non l’ho mai visto.

Forse questo senso di mancato riconoscimento, porta alla rassegnazione le persone nel cercare il lavoro dei sogni?

Quante persone conosci, a parte te stesso, nell’avere trovato il lavoro dei propri sogni?

Quanti tentativi e sacrifici hai fatto tu per arrivare dove sei?


Fuggire come il topolino nel labirinto alla ricerca del formaggio…

Lo notavo spesso, ascoltando le storie dei mie colleghi Digital Shinobi Sensei, ogni due o tre anni cambiavano il loro posto di lavoro.

Alcuni erano mossi dall’ambizione e/o da buona remunerazione, ma dietro a quelle motivazioni, spesso c’erano lavori con indubbie responsabilità.

Alla fine, molti inevitabilmente scappavano in altri lidi aziendali entro due o tre anni.

Quelle che erano aziende fiorenti, con fatturato millionario, nel giro di un paio di anni avevano perso grosse commesse, oppure il clima di lavoro si era appesantito e l’organizzazione interna stravolta.

Così ecco il fuggi fuggi, da un posto all’altro come il topolino del formaggio nel labirinto di Spenser Jonhnson.

Cambiare posto serve a poco, e te lo dice una persona che ha messo fuori il naso da questo labirinto.

Il problema riguarda soprattutto la mentalità italiana, in cui le persone nella buona parte dei casi sono considerati numeri, e complice il momento di congiuntura economica, vanifica il loro potere contrattuale.

Durante il mio tirocinio a Malta, mi sono reso conto lavorando in un’azienda internazionale di come, chi fosse immigrato, cambiasse direttamente nazione oltre che la sede di lavoro.

Questo perché una volta superata la soglia psicologica dell’emigrazione, quello che cambia non è il tipo di lavoro e la sua organizzazione.

Cambia invece la sua mentalità e la tua possibilità di accrescimento personale e professionale che ti può offrire quella nazione.

Anche questo è uno dei fattori da considerare quando si decide di vivere e lavorare all’estero.


Il lavoro rende liberi o schiavi?

Dal punto di vista economico avere un lavoro rappresenta la possibilità di avere un’autonomia finanziaria.

Però attenzione lavorare non vuol dire generare reddito, questa è una falsa credenza e non sempre il concetto tra lavoro = reddito coincide.

Secondo te uno stagista guadagna reddito da lavoro al pari di una persona che vive di rendita grazie all’eredità di qualche terreno di famiglia?

Anche se devo ammettere che una mia amica polacca mi ha detto di lavorare da stagista in Polonia con una retribuzione tra i 600-800 euro, come avviene in Francia.

Ci hanno abituato al concetto che bisogna vivere per lavorare, quando in realtà dovresti lavorare per poter (sopra) vivere!

Ormai non esiste più il concetto di rapporto vita/lavoro in molte professioni, e ormai pende verso quest’ultimo.


Il mito del lavoro part-time come stato di benessere del lavoratore.

In Italia c’è la concezione che lo stato di benessere sia attribuibile al pensionato che giustamente ha contribuito alla società, al “posto fisso” da garantire una stabilità lavorativa e al lavoratore part-time (meglio se a contratto a termine).

Fai un focus insieme a me sulla figura del lavoratore a tempo parziale.

Il lavoratore a tempo parziale, nel precariato del mercato del lavoro italiano è considerato il più fortunato:

  • Lavorando mezza giornata può disporre di più tempo per guardarsi intorno alla ricerca di una migliore condizione lavorativa;
  • Ha più tempo per dedicarsi allo studio o viversi la sua giornata coniugando le sue esigenze personali;
  • Può lavorare fino a massimo 24-26 ore settimanali, concentrando la mole di lavoro su tre giorni a tempo pieno e godere di 4 giorni di riposo.
  • Eventuali ore di straordinario possono essere maggiorate come lavoro extra.

Tutto questo però è in illusione dal mio punto di vista.

Il lavoro part-time lo trovo utile per dividere due attività di lavoro diversi, oppure se sei uno studente, rimane la forma ideale per coniugare vita accademica con l’esigenza d’autonomia finanziaria.

Il problema si pone, quando questa forma contrattuale viene adoperata per coprire carenza di personale e utilizzare un lavoratore come se dovesse lavorare per due persone.

Inizialmente pur di sopravvivere o pur di avere la fortuna di un lavoro ti “accontenti” accetti qualunque condizione ti viene posta.

D’altronde non sei tu ad avere il coltello dalla parte del manico, alla fine sarai costretto a rendere anche con più tasse quanto hai guadagnato.

Un sistema creato per non permetterti di guadagnare oltre la soglia base dello stipendio medio dei mille euro.

Già, la famosa generazione mille euro, del celebre film del precariato odierno.


Il lavoro non dà più valore aggiunto alla persona

Ultimamente rispetto a molti anni fa, ho notato che il lavoro non dà più valore aggiunto alle persone.

Ormai molte mansioni sono meramente esecutive, con ruoli di medio o basso livello.

Quando ti vogliono assumere cercano persone con molta esperienza e con contenute aspettative salariali.

Ormai anche dato l’eccessivo costo del lavoro, non è facile trovare un posto di lavoro in cui s’investa sulla formazione delle persone.

L’obbiezione è sempre, ma costa formare le persone.

Se poi se ne vanno perdo i miei soldi!

Quanti danni può fare una persona a cui non viene insegnato a lavorare?

Se un ambiente di lavoro è sano, i nuovi assunti saranno orgogliosi di lavorare per la propria azienda.

Se verranno valorizzati saranno ben lieti di rimanere e aiutarla a crescere, e si faranno ambasciatori per promuoverla.

Allora ci guadagneranno proprio tutti, una strategia win-to-win, e si creerà quell’atmosfera di famiglia.

Ma se la risposta sarà:

“Non possiamo imparare a pilotare l’elicottero perché non abbiamo tempo e siamo sempre andati in bicicletta…”

Meglio scendere da questa bici perché non andrai molto lontano.

È meglio cercare nuove opportunità dove venga riconosciuto il tuo valore!


Tu vali più di quanto vogliono farti credere

Inevitabilmente da più parti troverai persone, amici, famigliari e conoscenti che vorranno buttarti giù, cercheranno d’instillare la loro visione delle cose su di te.

Come Maestri di Vita, costoro cercheranno di dissuaderti dalle tue scelte.

Sappi che fare qualunque cosa purchè tu faccia qualcosa non è il migliore delle opzioni a mio avviso.

Devi lavorare per te stesso prima ancora d’iniziare a lavorare per altri, come sto facendo anch’io.

Non sei tenuto a soddisfare i desideri e le ambizioni di qualcuno, solo perché ti implorano o tentano di obbligarti a farlo.

Vivi per le tue ambizioni, sperimenta e sperimentati, il fattore tempo è relativo come la teoria di Einstein.

La percezione del tempo va in base alla velocità con cui lo vive l’osservatore.

Ognuno ha il suo tempo per maturare e non sentirti forzato a fare un lavoro che non ti piace perché sei forzato a farlo, salvo se non hai altre opzioni.

In tal caso sfrutta la le tue risorse e prendi il centro!

Solo quando prenderai consapevolezza di chi sei e cosa puoi fare allora, ogni volta che cercherai una opportunità, chi ti avrà di fronte non potrà sminuirti e dovrà accettare il tuo valore.

Se tutti insieme agissimo con questa cognizione di causa allora tutto cambierebbe anche le condizioni di vita e il mercato del lavoro.

Do you like the Article?


Prev Post
Next Post
Copied!