Lavorare all’Estero è peggio che in Italia!

3 Aprile 2020

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Lavorare all’Estero è peggio che in Italia!

Quali sono le differenze di diritti lavorativi tra l’Italia e Malta e cosa devi sapere se stai valutando l’idea di cercare lavoro all’estero con la convinzione di vivere meglio rispetto al Belpaese?

Si sente spesso parlare di migliaia di giovani e adulti che ogni anno lasciano l’Italia in cerca di lavoro convinti di trovare l’Oro fuori dai confini nazionali.

Allora è meglio che ti ricreda, e ti voglio spiegare quanto ho scoperto vivendo all’estero rivelandoti alcuni segreti che nessun emigrato o siti internet ti rivela sulla vita da oltre frontiera.


Stipulare un contratto di lavoro, cosa devi sapere?

In questo articolo ti spiegherò in breve la mia esperienza all’estero, di come sono disciplinati gli aspetti lavorativi in un rapporto di lavoro non italiano

Devi sapere che i contratti vengono stipulati tra datori di lavoro e dipendente, seguendo un quadro normativo generale stabilito dalla legge (nel mio caso maltese), senza intermediazione di categorie di lavorative o accordi collettivi nazionali di sigle sindacali.

Esiste una RAL minima (reddito annuo lordo) che nel caso di Malta parte da 18mila euro di solito, ed trattabile in sede di negoziazione in tra aspirante dipendente a datore di lavoro.

Perciò i diritti di lavoro possono essere derogati in base ai casi, a seconda degli accordi privati stipulati tra le parti in causa, sempre nel rispetto delle norme nazionali del paese di trasferimento.

Ecco allora alcuni aspetti che devi esaminare quando vai alla ricerca di lavoro nei paesi che hanno adottato un sistema burocratico di stampo anglosassone come fattori da considerare quando ti trasferisci all’estero?


Scordati la tredecisima (o quattordicesima)

Ti sembrerà strano, ma l’Italia è uno dei pochi paesi al mondo, a cui vengono riconosciuti al lavoratore (almeno sulla carta) una caterva di diritti che all’estero ti puoi beatamente scordare.

Prima fra tutti il diritto di erogazione dello stipendio su tredici o quattordici (anche quindici) mensilità.

Una volta mi trovai ad affrontare la discussione con il mio capo ufficio a Malta durante il mio tirocinio all’estero, e lui stupefatto mi disse:

“Ricky ma perché ti dobbiamo pagare una o due mensilità in più all’anno, se non lavori?”

Rimasi un po’ attonito della sua reazione, abituato alla mia mentalità italiana di dare per scontato diritti non previsti dal mondo del lavoro di stampo Anglosassone.


Il TFR – Ti dobbiamo pagare perché te ne vai?

Lavorare all'Estero è peggio che in Italia!

Sulla falsa riga di tredicesima e quattordicesima, stesso discorso riguarda il TFR.

Un’altra cosa su cui dibattei con i colleghi maltesi, fu sul diritto di TRF, il trattamento di fine rapporto, in cui ogni anno la tua azienda accantona uno stipendio extra come tesoretto aziendale poi erogata come buona uscita in caso di tue dimissioni o licenziamento.

Anche lì il mio capo ufficio mi guardò in modo strano e perplesso, e mi chiese come mai l’azienda dovrebbe metterti da parte dei soldi da darti come buona uscita il giorno che te ne andrai?

Provai a spiegarli che in realtà quei soldi non sono a discrezione del dipendente, ma possono essere richiesti solo in caso di necessità com l’acquisto di una casa, di cure mediche urgenti o trattamenti odontoiatrici.

Il mio capo allora convenne con me sull’utilità di un TFR in questi casi, però mi disse che comunque c’era l’assicurazione sanitaria dell’azienda a tutela dei dipendenti, e non capiva la ragiona del perché la società dovesse aggravare il suo bilancio per pagare un lavoratore non più produttivo.

In effetti questa esperienza all’estero mi fece comprendere che quando un dipendente viene assunto, diventa una cambiale.

Ogni anno che passa a lavoro diventa un costo per l’impresa che l’ha assunto, poiché all’aumentare degli anni aumentano le mensilità da erogare a fine rapporto.

Questo rende meno flessibile l’assunzione di nuovo personale perché a causa delle procedure di tutela a lavoro, si congela una parte del bilancio societario.


Il periodo di prova

Nel mondo del lavoro di stampo anglosassone, come UK, Malta, Cipro ad esempio esiste il concetto di “Probation”, libertà vigilata o periodo di prova.

Di prassi questo periodo di prova dura sei mesi, ma in nazioni come Cipro o a seconda delle società tale periodo può essere esteso fino a due anni.

Durante questa finestra temporale sia tu che il tuo datore di lavoro potete annullare il contratto senza preavviso, quindi puoi ritrovarti senza stipendio dall’oggi al domani.

Certo esiste comunque l’assicurazione di disoccupazione che puoi richiedere al governo se sei licenziato per cause esterne oggettive non legate alla tua condotta lavorativa.

Di fatto però non disponendo di TFR, tredicesima/ quattordicesima disponi di pochi ammortizzatori sociali che ti tutelano.

Fatta eccezione per il guadagno di salari un po’ più alti rispetto all’Italia nonostante il costo della vita leggermente alto, possono garantirti del margine di sopravvivenza.


Si c’è la paga minima oraria, ma non ci campi…

Nonostante se ne parli da anni in Italia, ma non è mai stata stabilita a livello legislativo delegandola ai contratti collettivi nazionali delle varie sigle sindacali, a Malta c’è la paga minima oraria.

Come nel resto del mondo del lavoro anglosassone, esiste un minimo salario entro cui sotto quella cifra vi è lo sfruttamento.

Nel caso di Malta la paga è di 4, 20 – 4,50 Euro l’ora(in base alla fascia d’età).

Una miseria considerando che la paga base mensile secondo i dati del Ministero del Lavoro Maltese.

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Parliamo quindi di una paga minima di 770 euro per un lavoro a tempo pieno, a fronte di un caro-affitti nell’arcipelago maltese di 450 euro per una stanza e 850 di media per un piccolo appartamento fuori dai centri urbani.

Fatti due conti, questo a livello teorico, anche se mediamente gli stipendi si aggirano trai 900 e i 1300 mensili a seconda dei settori, comunque sei molto tirato e vivere da soli quasi impossibile nel caso di Malta.

La situazione non si discosta molto da altre realtà estere, quindi fai le tue dovute considerazioni se vuoi vivere fuori dall’Italia.


Non puoi accumulare le ferie e devi finirle entro l’anno in corso

Per quanto riguarda la mia esperienza nel mondo del lavoro maltese, nel mio caso, la società per cui ho trascorso il mio tempo, permetteva la richiesta delle vacanze anche con preavviso di cinque giorni prima, senza ricorrere a un piano ferie.

Questo è molto comodo data la flessibilità del mondo del lavoro di stampo anglosassone, tuttavia puoi chiederle al massimo una settimana e non tutte consecutivamente.

Questo accorgimento serve per evitare assenza tattiche dei dipendenti senza dover aggravare il tuo lavoro a carico dei tuoi colleghi.

Ah un’altra cosa, quei 25-26 giorni di ferie devi consumarli nell’arco dei dodici mesi da inizio Gennaio entro fine Dicembre, non come in Italia dove le puoi avanzare fino a 18 mesi dopo la maturazione.


E i permessi di lavoro?

Per quanto sappia, nel mio caso, a Malta ad esempio non esiste il concetto di permessi retribuiti per come siamo abituati in Italia, in cui sono garantiti almeno 8 ore di permesso retribuite al mese da usare a discrezione del dipendente.

Semmai esiste una variante di richiesta di due mezze giornate di ferie al mese, che vengono scalate se non erro dal monte ferie complessivo (cioè quei 24 – 26 giorni l’anno).


Deroghe al periodo di preavviso

Il diritto maltese prevede qualora tu fossi assunto a tempo indeterminato, l’obbligo da parte tua in caso di dimissioni o del datore di lavoro in caso di licenziamento di comunicare 10 giorni di preavviso.

Tuttavia come accennato in precedenza, non esistono contratti di categoria in cui vieni incasellato per livello retributivo in base alla tua esperienza di lavoro e mansione svolta.

Questo è un bene da una parte, perché puoi negoziare il tuo valore contrattuale in sede di colloquio, ma un male dall’altra, poiché si viene a creare una disparità di diritti tra colleghi di lavoro.

Infatti sui 10 giorni stabiliti di preavviso per legge, per la mia mansione da informatico, data la natura tecnica del lavoro veniva richiesto un periodo di quattro settimane.

Un mio collega con più esperienza e ruolo di responsabilità doveva dare 8 settimane di prevviso, poi accordate a sei settimane quando ha comunicato le sue dimissioni, quindi in realtà c’è flessibilità in questi termini.

Invece una collega del marketing, che si occupava della comunicazione aziendale dei clienti doveva dare 90 giorni di preavviso, per mansioni a mio avviso meno critiche allo sviluppo e manutenzione di software.

Per chi cerca lavoro in Italia, spesso anche solo due o quattro settimane di preavviso possono essere una discriminante insormontabile per chi cerca lavoro.

Rimanere per legge sulla nave che stai abbandonando per un periodo di tempo così lungo, potrebbe essere critico per te, anche per ambire a una migliore carriera.


Ammalarsi all’Estero potrebbe essere un lusso

Se pensi che l’INPS sia rigido con i controlli sulla malattia facendoti vivere come se fossi agli arresti domiciliari e con le fasce orarie da coprifuoco, allora forse è meglio che ti spieghi come funziona all’Estero.

Prima di tutto, non pensare di chiamare il tuo dottore per chiedere sei mesi di mutua per fare il malato immaginario perché vuoi fare un dispetto al capo ai colleghi o perché vuoi allungarti le ferie.

Anzi nel caso di Malta, chiamare il tuo medico di base può costarti dai 10 ai 20 euro a botta a seconda delle necessità.

In questo modo sei costretto a chiamarlo solo quando ne hai bisogno.

Malta in questo caso ha un sistema sanitario pubblico ma legata al pagamento di una piccola quota annuale, una sorta di ticket sanitario di una ventina di euro al mese che ti dà accesso alle cure sanitarie del servizio pubblico.

Che io sappia non ci sono altre spese, poi io ti parlo come partecipante di un progetto europeo con un assicurazione privata coperta dal programma di studio e non sono mai ricorso alle cure private, perciò approfondiremo l’argomento in separata sede.

Da contratto in genere sono previsti 5 giorni di malattia pagati dall’azienda, i cosiddetti “Sick days”, oltre ai quali i giorni di assenza dal lavoro sono a carico tuo, a meno che tu non disponga di una assicurazione sanitaria aziendale o non ricorri a una copertura finanziaria da parte dello stato, ma su questo punto sono in dubbio.

Quello che ti posso dire, che la compagnia per cui lavoravo, metteva a disposizione come benefit aziendale l’assistenza medica domiciliare con dottori convenzionati con la compagnia.

L’azienda estera può mandarti il medico a casa, il quale valuterà la tua condizione di salute, se accerterà il tuo stato di malattia potrai rimanere a casa, in caso contrario dovrai tornarare al lavoro e non c’è santo che tenga.


Discorso congedi

La cosa che mi colpì dei diritti del lavoro maltese è la durata ridotta di alcuni congedi

Ad esempio in Italia in caso di matrimonio, puoi richiedere 15 giorni di licenza matrimoniale mentre a Malta solo per un massimo di due giorni, anche nel caso nasca tuo figlio.

Invece ad esempio, spulciando la legislazione cipriota ho scoperto che vengono concessi congedi maternità per madri eterologhe, quindi pagate per portare avanti maternità di altre mamme.

Qui ci sarebbe da fare un lungo discorso etico, ma rimandiamo in separata sede, era giusto per metterti al corrente di come cambiano i diritti del lavoro di stato in stato.


E arriviamo alle feste comandate

Se vivi o aspiri a cercare un lavoro all’estero per cambiare vita, non credere di festeggiare le ferie comandate come impone la tua cultura o la tua religione.

Trovai strano andare a lavorare il Primo di Novembre a Malta, quando in Italia è festa nazionale, e molti lavoratori rimangono a casa, in compenso le scuole chiudono per Halloween.

Già che paese, per essere un paese fortemente cattolico, Malta ha alcune contraddizioni.

In compenso nel corso dell’anno si celebrano 12 festività nazionali, più 25 giorni di ferie effettivi (e non i paradossali venerdì di ferie dei contratti del commercio che valgono doppio giorno) per un totale di 7 settimane lavorative retribuite.

Niente male per non avere mutua, giorni di permesso retribuite e ferie contingentate.


Ne vale la pena?

Quando mi chiedono ma “Ricky perché non sei rimasto all’estero?” o “ne vale la pena tentare di cercare lavoro fuori se qui non trovo niente?”

NI, dipende. Ci sono anche indubbi vantaggi a vivere fuori.

“Meglio vivere in Italia o vivere all’Estero?”

Non c’è meglio o peggio, è semplicemente diverso, è una decisione molto soggettiva, sicuramente la crescita in certe nazioni e certi settori è più rapida che in Italia, esiste un’ascensore sociale, anche se esistono buone realtà in Italia.

Serve fortuna ed essere al posto giusto al momento giusto.

A te la scelta!

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