Due parole sull’essere un ragazzo Aupair

9 Marzo 2020

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Due parole sull’essere un ragazzo Aupair

Cosa vuol dire in due parole sull’ essere un ragazzo Aupair?

Voglio dirti due parole sull’essere un ragazzo Aupair…

Non sono mai riuscito a diventarlo, ma ti posso spiegare cosa ho imparato dopo ottocento candidature in otto mesi antecedenti la mia maturità delle superiori.

Se sei una ragazza sarà tutto più semplice.

Se sei un ragazzo un po’ meno…

La ragione per cui vengano privilegiate le donne, è per una questione culturale, perché chiunque ritiene che le femmine abbiamo un senso materno e di accudimento maggiore.

Mentre il ragazzo au pair ha sicuramente maggiori possibilità in un contesto con bambini più grandicelli e maschi.


Che cos’è il lavoro Au-pair?

Il Lavoro Au-pair si configura come una sorta di lavoro di babysitter ma durante uno scambio culturale.

In cui in cambio di vitto, alloggio e una piccola paghetta mensile/settimanale, hai la possibilità di vivere un po’ di mesi all’estero per imparare la lingua e conoscere una nuova cultura.

Con la differenza che il babysitter è pagato ad ore e non risiede nel domicilio della famiglia, mentre la ragazza o ragazzo alla pari, essendo in scambio culturale vive in casa con loro avendo anche il vitto e la paghetta settimanale.

Il termine deriva dal francese e significa “Alla Pari”.

Quindi tu diventi membro effettivo di una famiglia straniera, in cui sei accolto come un figlio e fratello maggiore per i bambini d’accudire.


Requisiti per lavorare come ragazzo/a alla pari?

Devi avere un’età compresa tra i 17 e i 30 anni, non essere sposato e non avere figli.

Avere almeno una conoscenza basilare della lingua, ma questo lascia il tempo che trova, perché nelle mie candidature volevano sempre un inglese intermedio o avanzato.

I bambini sono esigenti ed è importante tu sia in grado di soddisfare i loro bisogni con responsabilità e dedizione, anche perché lavori con minori, e saper comunicare e comprendere le loro esigenze è fondamentale.

Però ti dico che in genere le famiglie come nel mio caso, cercavano sempre ragazzi sui 24-25 anni, possibilmente con la patente di guida e aver maturato un’esperienza tale da condurre l’auto per poter accompagnare i figli a scuola.

Ci sono varie tipologie di ragazzi alla pari, a seconda del tempo dedicato all’accudire i figli in base al grado di professionalità per ricoprire il ruolo.

Come ti dicevo io non sono mai riuscito a diventare un ragazzo alla pari, ma ti posso dare due dritte su come orientarti.

Rispetto a quando mi interessai io, avevo diciannove anni appena compiuti ed ero da poco neo patentato.


Fai attenzione ai truffatori “scammers”

Quando ti rivolgi su siti web di reclutamento per ragazzi alla pari, come feci io in passato, potresti incappare in pseudo-famiglie che in cambio della tua selezione e permanenza a casa loro, ti chiedono dei soldi da spedire con accredito su conto corrente o altro.

Non ti fidare, probabilmente sono truffatori.

Non è raro trovare persone che tentano di approfittarsi di ragazzini ingenui, desiderosi di fare un’esperienza all’estero.

Le richieste possono essere dalle più disparate, da richiesta di foto personali a richiesta di soldi.

Perciò affidatevi a portali o enti seri in merito.

Onestamente essendo all’epoca squattrinato, l’unica cosa che mi sarei permesso di pagare era il biglietto aereo.

Perciò non mi sono rivolto ad agenzie che offrono pacchetti viaggio ma optato alla ricerca su internet.


Iscriviti ad Au pair World

Essere un ragazzo Aupair con Aupair Wolrd

Questo è il servizio di cui mi sono avvalso quando decisi di tentare per l’esperienza Au Pair.

Ho trovato questo sito molto affidabile, per i ragazzi alla pari è gratuito, mentre per le famiglie c’è il pagamento di una quota per la registrazione del profilo.

Come funziona Aupair World?

In sostanza ti viene chiesto di:

  • Creare un tuo profilo personale con i tuoi dati;
  • Dare la tua disponibilità di permanenza e in quali paesi;
  • Dal tuo profilo puoi inviare un tot di candidature mensili, mi sembra fossero circa un centinaio al mese, mentre se paghi hai delle funzionalità in più.

Disponi di un filtro di ricerca in cui puoi cercare annunci di famiglia, in base al paese che ti interessa.

Dalla tua ricerca devi capire se le tue caratteristiche personali sono in linea con quelli della famiglia di tuo interesse.

Se sei un fumatore e odi le verdure, forse è meglio evitare la candidatura presso una famiglia vegana e non fumatrice 😉

A ogni famiglia, dovrai inviare una tua candidatura di presentazione scritta nella lingua del paese d’interesse o almeno scritta in inglese.

Alcune di esse chiedono sempre una lettera di presentazione e un curriculum aggiornato, e proprio per non farsi mancare niente, anche la lettera di referenze.

A volte anche per fare il ragazzo alla pari, vogliono esperienza e garanzie…

In parte li capisco, affideresti mai i tuoi figli a sconosciuti?

Serve molta apertura mentale da entrambe le parti per la buona riuscita dell’esperienza alla pari.

Scrivi e cura quindi una buona presentazione sul profilo.

DAI UNA SBIRCIATA AL SITO 😉


Preparati per un colloquio via Skype

Se avrai la fortuna di suscitare l’interesse di qualche famiglia, sarà meglio tu sia preparato per un colloquio in video chiamata su Skype, Whatsapp o altro mezzo di videochiamata.

Sul sito menzionato viene fornito un “protocollo d’intervista” per prepararti una scaletta di discorso di presentazione e di domande da porre alla famiglia ospitante.

Io personalmente, su ottocento candidature, mi risposero tre famiglie.

Una era una famiglia africana evangelica che viveva in UK, il paese in cui mi candidai, ma non arrivai mai a colloquio, perché non superai la preselezione.

La seconda era una famiglia italo-canadese emigrata in UK, ma dopo il colloquio non risultai idoneo.

Il terzo invece fu un uomo inglese di circa cinquanta d’età che viveva al sud dell’Inghilterra.

Tuttavia qui dobbiamo aprire un’altra parentesi.


Sei un Au pair o Mary Poppins?

Dopo tanta ricerca avevo trovato una famiglia disposta a ospitarmi in Inghilterra.

Ero molto contento, perché finalmente qualcuno mi dava la possibilità di potermi mettere in gioco, contavo infatti di partire subito dopo la mia maturità delle superiori, in quanto non sapevo manco cosa fare delle mia vita.

Feci almeno cinque colloqui su Skype, con Mr. Christopher il mio futuro host.

Gli chiesi molte domande sulla vita in UK, le usanze del posto, come organizzare il corso di lingua e ci accordammo su un pagamento di 70 pounds a settimana per la paghetta(pocket money), se non fosse che mi sarei dovuto occupare di sua mamma, allettata sul divano a causa d’ictus.

Sostanzialmente non avrei lavorato come “babysitter” di suo figlio appena dodicenne, ma della mamma di cui si prendeva cura a causa della malattia.

Mi assicurò che non mi sarei dovuto occupare di somministrare medicine, ne di occuparmi della sua cura, limitandomi solo a fare compagnia a questa vecchia signora di settant’anni.

Quindi se sentite parlare di Nanny, allora il ruolo sarà quello di una tata più o meno, devi essere retribuito con contratto e busta paga e lavora fino a 60 ore a settimana, ma non è lavoro alla pari e tu sei in uno scambio culturale.

Quindi in sostanza fate attenzione a non trovare famiglie che cercano una persona che dovrebbe essere qualificata ma per risparmiare accollando responsabilità di custodia anziani su giovani non qualificati così da pagare di meno.

Le famiglie che cercano personale per assistenza anziani in realtà stanno cercando un CARERS e sono pagati molto meno di una Nanny.

Perciò Mary Poppins si magari, badante anche no.

Alla fine tre mesi di conoscenza e di contrattazione naufragarono, perché il mio host ebbe delle vicissitudini famigliari e non era più disponibile a ospiratarmi.


L’importanza di un contratto

Dopo questa lunga parentesi personale, mi auguro possiate vivere questa avventura di scambio culturale, ma oltre la pazienza e l’amore per i bambini non dimenticatevi l’importanza del contratto.

Questo fattore va sia a tutela tua sia della famiglia dopo aver instaurato un rapporto di fiducia.

La stipula di un accordo tra te e la tua famiglia ospitante in teoria è facoltativa, in quanto l’au pair non è un lavoro in realtà ed ha un limite di 30 ore massime a settimana.

La famiglia non è obbligata a scrivere nessun contratto perché loro non ti pagano un salario ma appunto un pocket money.

Perciò ti raccomando di stipulare una sorta di contratto per tutela di entrambe le parti sulle mansioni e responsabilità, soprattutto perché spesso si finisce che l’aupair lavori non stop facendo anche da CLEANER (cosa assolutamente vietata).

Infatti le/gli au pair si possono occupare di badare ai bambini con età superiore a 1 anno, cucinare e fare leggeri lavori domestici (LIGHT houseworks).

Nel sito suggerito troverai dei modelli già pronti a seconda del paese.

Tra le cose importanti del contratto devono figurare:

  • Dati e generalità personali tuoi e della famiglia ospitante;
  • Quanto tempo ti fermi e dove vivi;
  • Quali sono le tue mansioni e responsabilita;
  • Quando hai diritto a riposo e giorni di vacanza;
  • L’assicurazione sanitaria a seconda del paese;
  • Il corso di lingua pagato;
  • Garantire la tua integrazione nella famiglia e società locale;
  • Certificati penali e dei carichi pendenti richiesti in genere dalla famiglia per lavorare con i minori e registrare la tua presenza alle autorità competenti durante la tua permanenza.

In bocca a lupo per la ricerca 😉

Questo è quanto posso dirti per la mia esperienza, spero adesso tu possa iniziare la tua ricerca della famiglia ideale con un po’ di consapevolezza in più 🙂

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